Secondo quanto riferisce The Telegraph, la Russia potrebbe cercare di sfruttare la ripresa dei negoziati con Ucraina e Stati Uniti per ottenere concessioni sulla presenza e sull’espansione della NATO nell’Europa orientale. Il presidente russo Vladimir Putin sarebbe intenzionato a chiedere un ritorno della presenza militare dell’Alleanza ai livelli precedenti al 1997.

La richiesta avrebbe conseguenze rilevanti per la sicurezza europea. Il 1997 precede infatti l’ingresso nell’Alleanza di pressoché tutto il suo blocco orientale, comprendendo tutti i Paesi che, dall’inizio del conflitto su larga scala in Ucraina, hanno subito episodi di guerra ibrida: Polonia, Romania, Bulgaria, Estonia, Lettonia e Lituania.

Inoltre, alcuni Paesi sono entrati a fare parte della NATO solo recentemente. Il Montenegro è membro da meno di dieci anni, la Macedonia del Nord dal 2020 e Finlandia e Svezia si sono unite quando Kyiv era già sotto i bombardamenti di Mosca.

Le fonti diplomatiche citate dal quotidiano britannico raccontano che la presenza della NATO auspicata da Mosca si arresterebbe a nord in Norvegia, al centro in Germania e a sud in Grecia e Turchia. L’Alleanza scomparirebbe così dai Paesi che un tempo si trovavano oltre la Cortina di ferro, evocando uno degli assetti geopolitici più caratteristici della Guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica.

La questione si intreccia con la richiesta russa di un maggiore coinvolgimento dei governi europei nei negoziati. Yuri Ushakov, consigliere diplomatico di Putin, ha sostenuto che non sarebbe sufficiente negoziare soltanto con Washington e Kyiv, considerato il ruolo dei Paesi europei nel sostegno all’Ucraina.

Tuttavia, l’interesse di Mosca per la partecipazione europea avrebbe anche un’altra motivazione: utilizzare il negoziato per riportare sul tavolo le proprie richieste sulla NATO e sulla sicurezza dell’Europa orientale.

Il Cremlino ha già indicato la sicurezza europea come uno degli elementi centrali dei futuri colloqui. Mosca e Washington hanno concordato in linea di principio sulla ripresa dei negoziati trilaterali con l’Ucraina, con una nuova tornata prevista nella prima metà di novembre. Il formato dovrebbe inizialmente rimanere trilaterale, anche se Mosca ha lasciato aperta la possibilità di un successivo coinvolgimento europeo.

Vale la pena osservare che l’appello, oltre a non essere pienamente esplicito, è stato fatto ai governi europei e non all’Unione europea, che la Russia continua a non vedere come soggetto politico. Questo scombussolerebbe i piani del Consiglio europeo di individuare un portavoce delle istanze dell’Unione che sieda al tavolo delle trattative; aspetto necessario non essendo dotata Bruxelles di una politica estera unica.

Kyiv ha confermato la propria disponibilità a riprendere i colloqui, dopo essere stata per due volte in pochi mesi il soggetto promotore di una trattativa di pace a cui la Russia non ha dato seguito. Il presidente Volodymyr Zelensky ha dichiarato fattibile l’inizio di novembre come possibile finestra per una nuova tornata di negoziati tra Ucraina, Stati Uniti e Russia. Secondo fonti statunitensi, i colloqui potrebbero svolgersi ad Abu Dhabi, già sede di precedenti incontri, oppure in Svizzera.

Le aspettative restano tuttavia contenute. Le precedenti tornate di negoziati non hanno prodotto un accordo sul cessate il fuoco, mentre le posizioni delle parti rimangono distanti soprattutto su territorio, garanzie di sicurezza e futuro rapporto dell’Ucraina con la NATO. Kyiv punta inoltre a ottenere garanzie di sicurezza robuste come elemento di qualsiasi eventuale accordo.

Oltre che sotto un piano pratico legato alle trattative, per l’Unione europea, la possibile richiesta russa di una riduzione della presenza militare della NATO rappresenterebbe un nodo particolarmente delicato. Questa non riguarderebbe infatti soltanto il futuro dell’Ucraina, ma l’intera architettura di sicurezza europea.

Il tema non è nuovo. Già prima dell’invasione su larga scala dell’Ucraina, Mosca aveva chiesto restrizioni alla presenza militare occidentale nell’Europa orientale. La NATO aveva respinto tali richieste, pur dichiarandosi disponibile a discutere le questioni di sicurezza sollevate dalla Russia.

Ora, con la possibile ripresa dei negoziati, quella stessa questione potrebbe tornare al centro del confronto. Per i governi europei, il problema sarà quindi evitare che le trattative sulla fine della guerra in Ucraina si trasformino in un negoziato più ampio sulla presenza della NATO in Europa senza che l’Europa stessa abbia voce in capitolo.

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